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East End, Londra, ore 22.00
Il miagolio di un gatto. L'imposta di una finestra che sbatte, mossa dal vento che percorre le strade del quartiere londinese.
Cinque figure incappucciate ed avvolte in lunghi mantelli neri compaiono, quasi dal nulla, nel vicolo stretto e sudicio. Non si muovono, non parlano, non sembrano neanche respirare. Sono immobili, in attesa. I mantelli neri ed i cappucci tirati sul viso li nascondono completamente alla vista, mimetizzandoli con la fitta ombra che pervade tutto.
D'un tratto, un guizzo all'altra estremità del vicolo, a cui risponde un veloce gesto di una delle cinque figure, invisibile ad occhi che non sappiano cosa guardare.
Rumore di passi, lenti ma costanti, indicano che chiunque si arrivato nel vicolo dopo i cinque, si sta ora dirigendo verso di loro...o meglio, verso la porta che si trova a mezzo metro dalla lora posizione, arrugginita e decadente.
Il visitatore notturno si ferma davanti alla porta ed estrae qualcosa da sotto il mantello. Non ha neanche il tempo di accorgersi di quello che sta succedendo che si trova immobilizzato, completamente, dalla testa ai piedi.
Rimane così, fisso, il braccio che regge quella che adesso è chiara essere una bacchetta magica, steso davanti a se. Gli occhi, piccoli ed infossati, fissi sulla porta che stava per varcare.
Le cinque figure si muovono, all'unisono: due si dirigono verso l'imbocco del vicolo, a controllare che nessuno vi entri. Altre due si portano ai fianchi dell'uomo, voltandolo lentamente verso l'ultima figura rimasta, autrice del gesto di poco prima.
"Bene bene bene, eccone un'altro" la voce, giovane, emerge dalle profondità nere del cappuccio, in cui il volto rimane nascosto per pochi istanti, prima di essere rivelato quale quello di una giovane ragazza da un solo, rapido gesto.
Una delle due "guardie" estrae la sua bacchetta e sussurra qualcosa velocemente, facendo sprigionare una leggera luce dalla punta della bacchetta, ad illuminare appena il volto dell'impietrito e dei suoi carcerieri.
"Non sforzarti a parlare, amico" è di nuovo la giovane a parlare "Ti dirò, credevo sarebbe stato più difficile prenderti. Ma non sei molto intelligente, vero? O forse pensavi di essere al sicuro?"
Scuote il capo debolmente, spostando rapidamente lo sguardo sul volto dei due compagni, sui quali sono visibili dei sottili e quasi eterei sorrisi.
"Qualunque cosa tu pensassi, hai sbagliato i tuoi calcoli" gli occhi neri si fissano nuovamente in quelli dell'incredula vittima "Non te ne andrai di qui così facilmente. Anzi, non te ne andrai affatto, se non per una visita al Ministero...e da lì direttamente ad Azkban"
Gli occhi del mangiamorte, benchè impossibile, sembrano spalancarsi maggiormente. Un solo pensiero passa nella sua mente: come?
Ma è una domanda destinata a non ricevere risposta. La giovane, riportato il cappuccio a coprirle il volto, fa cenno ai due di portarsi vicino agli altri, all'inizio del vicolo.
La procedura, ormai conosciuta da tutti i membri del gruppo, non ha bisogno di essere spiegato.
I due, raggiunti velocemente i compagni, li affiancano, rimanendo poi in attesa.
La giovane prende quindi la bacchetta dell'impietrito e un'altro sibilo produce il simbolo desiderato: due ali nere, circondate da un'aura biancastra. Poco dopo, uno dei quattro libera un gufo marrone scuro, che si libra veloce sopra i tetti della città. Porta un messaggio di poche parole, ma contenente quello che basta per far arrivare chi di dovere.
"Ci siamo. Di nuovo. Trovate le ali nere."
Prima ancora che il gufo sia sparito alla vista, i cinque scompaiono nel buio, con un leggero "pop", salvo riapparire poco dopo al sicuro, in una stanza illuminata, calda ed accogliente, dove altre persone li attendono, in evidente apprensione.
"Allora? Com'è andata?" chiede una ragazza, di quindici, forse sedici anni
"Tutto come al solito, nessun problema" risponde la leader dei cinque "Ormai, saranno già lì.."

"Jenna...un giorno mi spiegherai da dove prendi le tue informazioni" questa volta, parla un giovane uomo, sui venticinque anni, che si stacca dalla parete cui era appoggiati e si avvicina ai cinque, le braccia incrociate al petto.
"Un giorno, magari...ma non ci giurerei, se fossi in te" sorride Jenna, sganciando la fibbia che tiene chiuso il mantello intorno al collo.
Un lieve chiacchiericcio, che cresce velocemente d'intensità, si propaga per tutta la stanza, riempiendo quelle mura che, fino a poco prima, raccoglievano dieci persone in totale silenzio e trepidante attesa.
Una lunga tavola, apparecchiata, viene circondata velocemente dai presenti, che tra chiacchiere e risate, cominciano la cena, le spalle non più curve sotto il peso dell'attesa e della preoccupazione.
Ministero della Magia, Londra, ore 22:30
"Ci siamo. Di nuovo. Trovate le ali nere."
Un giovane auror rilegge per l'ennesima volta il biglietto, anonimo come sempre, prima di accartocciarlo e gettarlo con rabbia dall'altra parte della stanza.
Si siede poi davanti al mangiamorte, che altri auror hanno appena portato nel suo ufficio, e lo fissa. Non ha neanche voglia di fargli domande, tanto le rispote ormai le conosce a memoria.
"Non saprei descriverli, avevano i cappucci e ho potuto vederne solo gli occhi....no, hanno usato la mia bacchetta per far apparire le ali nere...no, erano già lì quando sono arrivato"
Sempre la solita storia: un gruppo di cinque, sei persone, che agisce in totale indipendenza dal Ministero ed, anzi, quasi con scherno per il lavoro degli auror. Catturano uno o più mangiamorte e poi avvisano il Ministero con un messaggio, sempre lo stesso, e con quelle maledette ali nere.
Il giovane sospira, e si alza nuovamente, scuotendo il capo.
"Vorrei solo sapere chi diavolo siete!" sibila "E lo saprà, fosse l'unica cosa che faccio!!"
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